di Rossana Cremona
Svizzera Pesciatina è il nome che è stato dato a Pescia dallo storico ed economista ginevrino Giancarlo Sismondi per la somiglianza dei borghi e delle colline alla sua patria.
La città di Pescia, di origine medievale, è rinomata per la floricoltura, per il commercio di fiori in tutto il mondo, e per la frazione di Collodi, località dove Carlo Lorenzini scrisse la famosa fiaba di Pinocchio.
Questa cittadina si trova in provincia di Pistoia, nella Toscana settentrionale, sulle rive dell’omonimo torrente che la divide in due parti: quella della Cattedrale e quella del Palazzo Comunale. Il Ponte del Duomo unisce questi due settori così nettamente divisi, il “religioso” e il “civile”. Proprio per questo particolare assetto urbano e per la sua storia ricca di avvenimenti è considerata anche il capoluogo della Valdinievole. Il centro storico, con i suoi antichi palazzi, spicca in quanto ancora oggi mantiene la sua forma originaria.
Grazie ad alcune testimonianze, sembra che Pescia sia stata fondata dai Longobardi. Durante il Medioevo, la città è stata contesa tra Lucca e Firenze, diventando poi definitivamente dominio della Repubblica di Firenze. Nel 1699, il Granduca di Toscana Cosimo III de’ Medici le conferì il titolo di città e, per questo, i pesciatini gli dedicarono la Porta Fiorentina, sul modello di un arco di trionfo.
Nel 1849, Pescia entrò a far parte del compartimento, poi Provincia, di Lucca e vi rimase fino al primo dopoguerra quando, con la creazione della Provincia di Pistoia, nel 1927 venne deciso il passaggio sotto i pistoiesi.
La città, a causa dei bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, venne gravemente danneggiata, ma, grazie ad una rapida ripresa, si costruì il Mercato dei Fiori, iniziando il commercio dei fiori in tutto il mondo.
È importante, infine, ricordare che Pescia fa parte delle città decorate al Valor Militare per la Guerra di Liberazione, grazie al suo contributo nella lotta partigiana nella Seconda Guerra Mondiale.
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