Pedonalizzazione della passerella dell’Isolotto, tra disagi e falso ambientalismo

Pedonalizzazione della passerella dell’Isolotto, tra disagi e falso ambientalismo

di Carlo Casini

I fiorentini, ormai, si sono rassegnati. La polemica sulla passerella dell’Isolotto, il ponte pedonale a metà strada tra Ponte alla Vittoria ed il Viadotto dell’Indiano che dal ’62 unisce l’omonimo quartiere con il parco delle Cascine e l’asse Puccini–Novoli–Careggi, periodicamente torna alla ribalta delle cronache e delle proposte spot dei politici delle sinistre pseudoecologiche, in cerca di facili e superficiali consensi, quando si trovano a corto di idee. La sua pedonalizzazione avviene a singhiozzi ed a periodi alterni e puntualmente (e giustamente) la passerella viene riaperta al traffico, con gran sollievo degli scooteristi pendolari, delle loro tasche e dei polmoni di tutti. La pedonalizzazione, nei fatti, torna comoda solo ai pensionati che, per passare il tempo, vanno a guardare le nutrie in Arno e a quei politici che sbandierano falsi e semplicistici ambientalismi.

La passerella, su cui è consentito il transito di motocicli e ciclomotori condotti a mano, è uno dei punti  nevralgici della mobilità cittadina: decine di migliaia di lavoratori e studenti su due ruote la attraversano ogni giorno per giungere dalle periferie ovest a quelle nord e viceversa, poiché unisce i maggiori poli industriali, commerciali, universitari e scolastici ad aree residenziali densamente abitate. Transitando per la passerella, per esempio, si accorcia di4 chilometrie di oltre un quarto d’ora (ma non di rado anche mezz’ora da quando la tramvia taglia in due la città col suo pessimo sistema semaforico) il tragitto Piazza dell’Isolotto–Piazza Puccini rispetto al transito dal Ponte alla Vittoria.

Considerando questo dato, unitamente al consumo medio di un motociclo nel traffico cittadino di 0,07 litridi benzina per chilometro, si può calcolare facilmente che, nel tragitto quotidiano andata-ritorno, ogni centauro brucia 0,56 litriin più di benzina, spendendo, per l’attuale prezzo di 1,77 euro al litro, poco meno un euro. Moltiplicato per 20 giorni lavorativi mensili dà quasi 20 euro. Mutatis mutandis, un apprendista operaio od un impiegato neoassunto devono lavorare una mezza giornata per pagare questo tragitto in più.

Come incide questo spreco di carburante sull’inquinamento atmosferico? Tralasciando importanti e dannosissimi prodotti inquinanti come gli ossidi di zolfo, i composti azotati e il particolato (per esempio, le cosiddette “polveri sottili”), prendiamo in considerazione un solo dato, quello dell’anidride carbonica (CO2) Un motociclo produce mediamente 100-130 grammidi biossido di carbonio (CO2) per chilometro. Grazie al tragitto extra-passerella, viene mediamente prodotto quasi un chilogrammo di anidride carbonica in più pro capite.

Per rendere un’idea della quantità, basta dire che, per assorbirla, è necessario il lavoro di una siepe di media grandezza in condizioni di luce intensa. Ma, andare a vedere le nutrie sguazzare in Arno, si sa, non ha prezzo. Certamente è più chic e ambientalista dell’andare a lavorare o a studiare.

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