di Rossana Cremona
Dieci giorni prima del disastro elbano, il 25 ottobre 2011, anche la Lunigiana, in particolare Aulla, è stata colpita da un forte nubifragio che ha causato l’esondazione del fiume Magra.
Acqua e fango si sono riversati nelle strade portandosi via ogni cosa. Un abitante di Aulla ha raccontato che l’acqua in soli dieci minuti è riuscita ad arrivare al primo piano della sua abitazione. Si sono registrate due vittime: una povera donna trovata in un’auto rovesciata e travolta dall’acqua e un uomo trovato in uno scantinato dai sommozzatori dei Vigili del Fuoco.
La forza distruttrice dell’acqua ha portato via beni materiali come abitazioni e automobili, ma ha spezzato anche sogni e speranze, portandoli per sempre via con sé. Oltre a questa violenta manifestazione della natura, che ancora una volta si è fatta sentire, si sono aggiunti orribili episodi di sciacallaggio. Forse per le nuove ingenti tasse da versare o per semplice gusto di derubare, due uomini sono riusciti ad entrare nelle case alluvionate. Hanno raccolto ogni genere di bene, dai vestiti rimasti, all’oro conservato nei posti impensabili. Anche altre persone si sono affrettate a rubare vestiti e scarpe nelle boutique e sigarette dai tabacchini immersi nell’acqua.
Si è dovuto far fronte anche al cosiddetto “turismo delle disgrazie”: un inopportuno flusso di curiosi che ha deciso di trascorrere il weekend in luoghi teatro di disgrazie, drammi e tragedie, intralciando, così, il lavoro dei volontari. Ma i continui pattugliamenti e posti di blocco sull’Aurelia di Carabinieri e Polizia di Stato hanno contribuito a limitare l’afflusso “turistico” in Lunigiana.
Centinaia di volontari e di operatori istituzionali sono stati fin da subito attivati per aiutare le popolazioni colpite. Per fronteggiare le ingenti spese di ricostruzione, l’Agenzia delle dogane e la Regione hanno imposto anche in Lunigiana le accise su gasolio e benzina.
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