di Canepa Emanuele
Immaginatevi Milano, sommersa da una caldissima afa estiva, svuotata dai propri abitanti quasi tutti partiti per mete turistiche. Una serie di esoterici e alquanto indecifrabili omicidi, tutti firmati dalla solita misteriosa mano che pone accanto ad ogni cadavere un’insolita raffigurazione: una versione modificata dell’opera della Pala dei tre Arcangeli di Marco d’Oggiono, allievo di Leonardo da Vinci. Sommate tutto questo, aggiungete una serie di intrecci ricchi di sfumature e avrete il mix perfetto che vi coinvolgerà nella lettura di uno splendido thriller degno delle migliori rappresentazioni hollywoodiane.
Tutto sembrerebbe ruotare attorno alla leggenda del marchese Acerbi, il cosiddetto “Diavolo di Porta Romana”. Si dice, infatti, che fosse ritenuto dai suoi concittadini il diavolo in persona in quanto, non curante del periodo della peste nella Milano del 1630, quella raccontata anche da Manzoni nei Promessi Sposi, continuava a scialacquare denaro per ornare il suo palazzo e ad organizzare sfarzosissime cerimonie per i nobili rimasti in città. Addirittura, un anonimo cronista dell’epoca lo descriveva «Né magro né grasso, né bianco né nero, di anni cinquanta in circa con barba quadra et longa. Comparisce ogni giorno in carrozza, superbissimo con sedici staffieri giovani, sbarbati, vestiti di livrea verde dorata et con assai copia di gioie»
Cosa lega, dunque, la profanazione dell’antica tomba, appartenente all’oscuro marchese meneghino, con un susseguirsi di efferati omicidi nel centro della “Milano da bere”? Come mai le vittime portano tutte i cognomi delle casate che un tempo, all’ombra della Milano seicentesca, tramavano contro l’antica e potente famiglia del marchese Acerbi? Ma, soprattutto, perché accanto ad ogni cadavere è stata posta un’illustrazione modificata di un celebre dipinto di Marco d’Oggiono: «Il diavolo, nudo e trionfante, con le ali e gli artigli neri, campeggiava in posizione dominante sui tre arcangeli sconfitti. Tre, come le vite che in altrettante settimane si erano portati via gli angeli di Lucifero.»
Sulle tracce di questi omicidi anomali si lanciano l’astuto Bruno Ardigò, commissario di Polizia taciturno e poco socievole, e l’intraprendente giornalista Federico Malerba, vecchio amico di infanzia. Assieme, i due protagonisti cercheranno di risolvere l’intricato caso che si cela sotto i terribili eventi che sconvolgono la calda estate milanese.
Ecco, quindi, che, dall’infallibile penna dell’esordiente Fabrizio Carcano, milanese doc, giornalista professionista prima a Il Giorno e attualmente in forza al quotidiano la Padania, prende vita un romanzo incantevole che saprà immergervi in una Milano poco conosciuta, fatta di antiche leggende e di più concrete realtà. Una Milano esoterica, nella quale sembra si stia muovendo una setta satanica che, fra ceri neri, antiche pergamene e misteriosi cimeli, in un susseguirsi di colpi di scena e azioni rocambolesche che toccheranno anche la nostra verde Toscana, vi farà “assaporare” il gusto del mistero.
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