di Alessandro De bono
CURIOSITA’:
La ribollita è probabilmente uno dei piatti tipici toscani più conosciuti ed è considerato l’emblema della cucina povera fiorentina. Già il nome ci suggerisce che sia un piatto di umili origini e, infatti, significa “bollito di nuovo”. La ribollita si poteva trovare sulle tavole dei servi dei signori feudatari e sulle quelle dei contadini. I servi utilizzavano gli scarti dei sontuosi banchetti dei padroni, soprattutto focacce di pane azzimo, e riunivano tutto ciò che riuscivano a racimolare in grandi pentoloni, facendo bollire il tutto. I contadini, che sono i veri e propri creatori di questa vivanda, cuocevano nuovamente le verdure bollite avanzate dei giorni precedenti e il pane raffermo, aggiungendo un filo d’olio a fine cottura. Col passare del tempo, la tradizione voleva che si facesse la ribollita il venerdì, con gli avanzi della settimana, e che se ne facesse in gran quantità affinché abbondasse anche per i giorni seguenti.
Naturalmente, come di norma nel Medioevo, i piatti variavano da zona a zona, con differenze sostanziali anche a pochi chilometri poiché non c’era grande circolazione di merci tra i vari feudi, che rimanevano autarchici e vivevano di quello che producevano. Queste differenze sono rimaste nei secoli e anche oggi nelle province toscane troviamo molte varianti di questa ricetta.
La ribollita è consigliata a chi segue una dieta o ai vegetariani in quanto non contiene carne. È molto nutriente e può tranquillamente sostituire un pasto completo.
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