2020, Addio agli Stati nazionali

2020, Addio agli Stati nazionali

di Andrea Barabotti

Fra cinque anni gli Stati nazionali saranno travolti dallo stesso dibattito che oggi investe le Province. Da qui a 10 anni essi saranno del tutto annientati.

È in questa direzione che, sostanzialmente, si sta muovendo il Vecchio Continente. A dimostrarlo, già oggi, ci pensano in modo eloquente i fatti. L’establishment economico-finanziario europeo in un batter d’occhio ha rovesciato Governi democraticamente eletti con il solo scopo di imporre manovre inique a danno delle solite fasce della popolazione. È, se ci poniamo in quest’ottica, che risulta facile comprendere come, nonostante nella forma gli Stati nazionali permangano, essi abbiano già rimesso gran parte della propria sovranità nelle mani dell’oligarchia europea.

In questo contesto poco rassicurante, famiglie, imprese e comunità intere che fino a ieri si confrontavano con la propria realtà regionale/nazionale, oggi si confrontano, o debbono iniziare a farlo, sullo scenario mondiale. La strada è questa: prendere o lasciare.

È qui ed ora, quindi, che dobbiamo decidere se vogliamo lasciare che altri costruiscano per noi l’Europa delle banche o se vogliamo rimboccarci le maniche e dare una sterzata a questo processo andando verso un’Europa che sia maggiormente rappresentativa dei Popoli. Quello che serve è un’Europa capace di mettere i popoli al centro della propria azione politica futura. Per raggiungere questo obiettivo non si può che passare dal riconoscimento dei popoli attraverso l’entità territoriale a loro più confacente: le macro-regioni.

Il tema delle macro-regioni è ampiamente dibattuto. Su di esso si è espresso il Centro europeo di studi di Politica Internazionale (CeSPI), il Comitato economico e sociale europeo e, con propria risoluzione, perfino il Parlamento Europeo. Tutti questi organismi sono concordi nel riconoscere la macro-regione come un approccio pragmatico alla necessità di trovare modalità nuove per rendere più efficace la politica pubblica a livello transnazionale di area vasta rappresentando, al contempo, un modello politico innovativo.

Purtroppo, l’Europa, pur riconoscendo alle macro-regioni un ruolo importante per le politiche europee e pur avendo già avviato progetti di cooperazione in questo senso, si sta limitando a sviluppare questa esperienza soltanto come un approccio integrato di più nazioni riaffermando, in contraddizione con il proprio agire, la centralità dello Stato nazionale e sacrificando ancora una volta il ruolo dei popoli.

Gli Stati nazionali stanno diventando un velo sempre più fitto attraverso il quale un’Europa bramosa di potere ed accentratrice cela i suoi veri propositi. Per questo occorre che per macro-regione non ci si limiti ad intendere un accordo fra Stati funzionale a risolvere un problema, bensì un territorio su cui è insediato un popolo omogeneo per cui la condivisione di valori e cultura non sono imposti dall’alto, ma rappresentano il patrimonio di una storia comune. Un ambito nel quale i diversi popoli, fino ad oggi oppressi dagli Stati nazionali, possano ritrovare la propria identità e riacquistare la propria sovranità smantellando una volta per tutte quel mostruoso progetto a cui nazioni e banchieri stanno dando vita.

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